Gisella Fuochi
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Uno Chateau in Puglia: Primitivo 2011 Feudo Monaci

A volte, quando scrivo o leggo di vino, l’impressione che mi rimane addosso é che comunque si parli di favole. Castelli, monaci, nobildonne, viaggiatori, conquistatori, terre dimenticate. Romanzi spontanei pieni di colpi di scena, il cui finale é il vino nel bicchiere, un po’ inconsapevole di tutto quello che rappresenta.

La storia di oggi é del Primitivo del Salento della cantina Feudo Monaci a Salice Salentino, in Puglia. Intanto un monastero risalente al 1400, censito nel 1514, dove dei monaci si dedicavano all’agricoltura e alla preghiera. Passa un po’ di tempo, e più o meno a metà del 1800, una famiglia francese di viticoltori, i Perry Graniger, scappano dalla Borgogna a causa dell’epidemia di filossera: senza pietà aveva raso al suolo tutti i vigneti. Comprano tutto, impiantano anche altri vitigni e addirittura costruiscono un piano nobile per farne la loro casa. Ecco qua da monastero a Chateau, come si chiamano in Francia le tenute vitivinicole. Ma probabilmente il richiamo della patria era forte e quindi loro ritornano Oltralpe e per lo stesso concetto, la tenuta torna in mano ad una famiglia nobile pugliese, i De Martino.

In onore ai monaci ritrasformano il nome in Castello e da quel momento, dal 1920, é stato un continuo investire nel territorio, in vigne, passando il testimone da una generazione all’altra nella corsa ad ottenere sempre più risultati legati alla sostenibilità e all’integrazione di tutto il ciclo produttivo. Il Primitivo, meriterebbe un racconto a se, anche se trovarne l’origine esatta sarebbe difficile. La Puglia o comunque la parte costiera a sud dell’Italia é stata attracco di fenici e di greci, ai quali dobbiamo la conoscenza di molti vitigni, che poi sono diventati parte integrante del nostro patrimonio vinicolo.

Un uomo di chiesa, alla metà del 1700, notò che tra i tanti vitigni che coltivava, uno maturava prima, dava un’uva scura e gustosa. Quest’uva che era chiamata zagarese, fu poi denominata “primitivo”. Per questo la vendemmia si fa ancora verso la fine d’agosto, nelle prime ore del mattino. Si portano subito le uve in cantina e si pigiano. La maturazione la fa solo in acciaio. Tutto ciò  per mantenere quella sua pienezza, quei profumi intensi e vinosi.  Questa realtà, come molte altre in Puglia, hanno quel denominatore affascinante che é la centralità della cantina, dove intorno si sono sviluppati paesi e famiglie, lavori tramandati da padre in figlio. Dove chiunque ha portato la propria fatica per costruire la cultura e la conoscenza di una terra che nessun libro potrebbe mai insegnare.

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Gisella Fuochi

 

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