Filippo Bartolotta
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Una volta per tutte: il Chianti non è il Chianti Classico

Con la DOC conferitagli nel 1967 e poi innalzata a DOCG nel 1984, il Chianti è prodotto in una vasta zona della Toscana centrale e comprende le sottozone dei Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rùfina. Il Chianti Classico invece è stato una delle sottozone del Chianti fino al 1996 per poi diventare una DOCG a sé stante, a sottolineare il fatto che la sua area è quella che rappresenta la zona più antica e tradizionale per la produzione di questo vino. I comuni dove si può produrre Chianti Classico, cominciando con quelli nell’area di Siena, sono Castelnuovo Berardenga, Castellina, Radda, Gaiole in Chianti e Poggibonsi. A questi si aggiungono quelli di Firenze: Greve in Chianti, Barberino Val d’Elsa, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa.

La denominazione indica la zona dove è consentito produrre un dato vino e le regole tecniche da seguire. Elemento fondamentale è il vitigno. In Toscana, i rossi sono quasi tutti a base di Sangiovese, le cui caratteristiche sono poco colore, tanta acidità e un carattere instabile ma che può regalare dei vini longevi e raffinatissimi. La percentuale minima e massima nel Chianti è 75%, mentre per il Chianti Classico 80%, accentuando così il ruolo predominante di questo vitigno, che, come protagonista assoluto, può arrivare a comporre anche il 100% del vino.

Oggi nel Chianti Classico si possono aggiungere dei cosiddetti vitigni complementari, fino a raggiungere massimo il 20% oltre il Sangiovese. Tra gli autoctoni troviamo il Canaiolo e il Colorino e, tra i vitigni alloctoni o internazionali, si possono aggiungere varietà come il Cabernet Sauvignon e il Merlot, mentre le varietà bianche di Trebbiano e Malvasia, un tempo parte della tradizione, non si possono più usare dalla vendemmia 2006. 

Invece in Chianti, a cominciare dal 2003, il 10% di Trebbiano e/o Malvasia sono consentiti in aggiunta ad un 10% di Canaiolo e un 15% di altre uve a bacca rossa (20% per il Chianti riferito alle sottozone e al Chianti Superiore) con un limite del 10% massimo per ogni varietà. Si può fare produrre più uva alle viti (fino a 90 quintali di uva per ettaro) rispetto ai Chianti con sottozona che non possono superare gli 80, mentre si scende a 75 massimo per il Chianti Classico. I Chianti possono entrare in commercio dal 1° marzo successivo la vendemmia, se Superiore dal 1° settembre, se Classico non prima del 1° ottobre. In ogni caso, la menzione Riserva si può apporre solo su vini invecchiati per almeno due anni.

Le differenze viste sopra, assieme ad altre specifiche chimiche, fisiche e di areale stabilite dalla DOCG, rendono il Chianti Classico un vino generalmente con più struttura e al contempo dai tratti più levigati, dovuti anche a un affinamento più lungo. Le versioni Riserva invecchiano anche per 40/50 anni. Ci sono varie etichette presenti sul mercato a chiara testimonianza di questa longevità.

Il Chianti, invece, nasce come un vino per essere bevuto giovane, grazie alle sue caratteristiche di freschezza e al suo corpo generalmente più snello, eccezion fatta per alcune etichette più ambiziose e per le Riserve.

Ultima nota merita la Gran Selezione del Chianti Classico, utilizzabile quando il vino è prodotto solo con uve coltivate nelle vigne migliori della propria azienda e invecchiato almeno 30 mesi prima di entrare in commercio.

 

Filippo Bartolotta

Filippo Bartolotta è un docente, uno scrittore ma soprattutto uno dei più noti storyteller del vino del pianeta, tanto che Obama, nel suo viaggio in Italia, lo ha scelto come Maestro di cantina. Una passione che Filippo coltiva fin dalla sua giovinezza, quando si laurea in Economia all’Università di Firenze con una tesi sulla comunicazione del vino e poi ottiene un diploma di marketing internazionale in Olanda, proprio per cominciare la sua attività a Vinopolis, il più grande museo del vino al mondo. Tra una degustazione e un’altra passa l’esame al Wine and Spirit Education Trust e comincia a scrivere per Decanter Magazine. Dal 2003 tiene moduli formativi sulla comunicazione, l’analisi sensoriale, la storia e l’antropologia del vino e sul marketing territoriale per l’Università di Siena e per Giunti Accademy. Con il progetto “I Capolavori dei Sensi” nel 2009 porta l’Italia del vino alla National Gallery di Londra e al Parlamento Francese. Dal 2010 svolge un Road Show “The Amazing Italian Wine Journey” che lo porta ogni anno, tra le altri sedi, nelle cucine della Casa Bianca e nelle sale del Metropolitan Museum di New York. Negli stati Uniti diventa sommelier di fiducia di star come Dustin Hoffman, Emma Thompson, John Malkovich, Steven Colbert di The Late Show, Jessica Alba, Bryan Adams ed Eminem, e nel maggio del 2017 balza alla cronaca per aver intrattenuto i coniugi Obama in Toscana in una degustazione in abbinamento con i piatti dello Chef n.1 al mondo Massimo Bottura dell’Osteria Francescana. Intanto, la sua scuola di cucina e vino MaMa Florence, a Firenze, continua instancabilmente la sua ascesa planetaria.

 

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