Gisella Fuochi
2 minuti

“SKETTA 2015”: una “donna” libera

La parola uva è una sostantivo femminile. Ora se vogliamo giocare di fantasia, ma non troppo, è ancora “la donna” più seducente che esista dai tempi dei romani. Ha fatto perdere la testa a chiunque, quindi chi meglio di altre donne può comprendere il suo carattere, le sue sfaccettature?

Tutto questo per scrivere di una cantina che è gestita adesso da donne e di un vino, che per loro descrizione, è l’idea di un’altra donna: Sketta 2016 Grecanico Cantina Marilina. Questa azienda è a San Lorenzo, in provincia di Siracusa, nella Val di Noto. Proviamo a immaginare ancora e a dare forma al nome al contenuto di questa bottiglia.

La storia di questo vitigno parte da lontano, anche se date certe non ce ne sono, sappiamo che proviene dalla Grecia dove probabilmente, non volendo accettare di essere ripudiata per futili motivi, decide di intraprendere un viaggio verso l’Italia. È una donna vigorosa e dalla pelle dura e decide di impiantarsi in Sicilia. Un posto meraviglioso dove vivere, chi non lo sceglierebbe? Ma anche qui nei tempi, non è stato facile rendersi autonoma. Doveva sempre aiutare qualche altra “sorella”, perché la sua particolare personalità dava spunto ai profumi e ai sapori.

Si dice sia imparentata con quella famiglia che si chiamava Sauvignon. Conosce tante persone, ma ha bisogno di certezze, vuole continuare nel suo percorso fatto di autonomia e libertà. Vuole essere ciò che le piace ed è contraria a mescolarsi con tutto ciò che non sia naturale. Vuole l’armonia e il rispetto del suo territorio. Vuole sentire il sole e il vento. Conosce Angelo Paternò e sua figlia Marilina e con loro comincia a vivere come avrebbe sempre voluto: Sketta. Un termine dialettale che significa zitella, nell’accezione peggiore, ma libera per scelta, nel suo contrario.

Questo vino ha i profumi della ginestra, di quei fiori che il vento porta con se e quei sapori che immancabilmente ricordano gli agrumi, la frutta secca e quel salino che si può quasi respirare. Si affina nel cemento e poi si riposa nella bottiglia. Ci si sta bene in questa azienda, dove tutto è in linea con i cicli naturali, dove l’etichetta sono con carta riciclata, dove non si adoperano capsule per la bottiglia e il vetro è riciclato anch’esso. Sono certificati oltre che per il biologico anche per il vegano, praticamente liberi. Comprendere il perché questo Grecanico in purezza sia stato chiamato così, significa abbracciare un universo dove la libertà di essere ciò che siamo è il valore aggiunto della diversità.

Per acquisti: info@wineilvino.it

 

 

Gisella Fuochi

 

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