Gisella Fuochi
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Sapiens 2018: l’evoluzione

“Non vedo, non sento, non parlo…ma bevo”. Il pensiero che mi ha fatto comprare e degustare la bottiglia è questo. “Sapiens 2018 Cesanese del Piglio DOCG Azienda Vinicola Federici di Zagarolo. Questo primate nell’etichetta, mi fa girare tra pensieri e concetti che partono da lontano per arrivare sempre alla stessa conclusione: l’evoluzione. Il vero e intenso viaggio di chiunque abbia sperimentato i risultati delle proprie scelte. Come la storia di questa azienda e delle persone che l’hanno creata.

Si comincia sempre con il sapere antico di nonno Antonio, che magari a sua volta ha imparata da qualche altro vecchio contadino fino ad arrivare alle Georgiche, che é un poema latino di Publio Virgilio Marone del I secolo a.C, dove troviamo la prima testimonianza della coltivazione di questo vitigno. Andando avanti come sfogliassimo un annuario, arriviamo alla fine del Medioevo, dove nel 30 maggio del 1479, vennero redatti gli “Statuti della Terra del Piglio” che regolavano gli aspetti della vita della comunità, tra i quali molti erano specifici sulla vite e sul vino. Ci sono addirittura atti notarili che attestano l’importanza della viticoltura di questa zona custoditi nell’archivio capitolare di Anagni.

Insomma, scorrendo le pagine di questo vitigno, ci si imbatte in un pezzo importante del nostro atlante italiano vitivinicolo. Credo che la famiglia Federici dal 2001 abbia fatta sua questa certezza, smettendo di conferire i loro prodotti e cominciando a curare personalmente tutti i vari processi per arrivare a produrre vini di qualità. Era una richiesta che il mercato cominciava a fare. La zona di coltivazione posta alle pendici dei Monti Ernici é con prevalenza di terra rossa, argillosa e con un’escursione termica importante, per questo intreccio di condizioni, i vini sono sono strutturati ed equilibrati. Come il nostro Sapiens che mi ha stupito per il colore, un bel rosso.

Nel bicchiere é assolutamente pieno di profumi di frutta rossa e con una nota di anice che lo rende ancora più intrigante. Poi quando lo bevi, ti rendi conto che i tannini ci sono senza essere aggressivi e che quel finale leggermente amaro, rendono il tutto molto equilibrato. Questo é il risultato di un affinamento di 4 mesi in acciaio e non cosa meno importante, con una filiera certificata dal biologico. Ecco il senso dell’etichetta che la famiglia Federici ha giustamente evidenziato non solo in questa bottiglia ma anche in altre, dove il primate finisce addirittura a “far parte” di un affresco di Michelangelo. Un evoluzione dove non si perde l’esperienza, ma la si coltiva per accrescere un sapere.

Per acquisti: https://vinifederici.com

 

Gisella Fuochi

 

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