Gisella Fuochi
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Pinot Nero DOC “Mazzon” 2015 è una di quelle bottiglie che si deve bere, parola di TGH

Una volta ho sentito un mio amico chiamare il gatto Pinot, pronunciato alla francese, quindi Pinò, con la “o” stretta e leggermante accentata. Sinceramente incuriosita, ho aspettato il suo arrivo per vedere che faccia aveva, perché nella mia fantasia doveva essere non proprio nero, semmai focato, estremamente elegante nel suo incedere e con un miagolio più simile a un suono suadente, che non uno stridente insieme di rumori.

Ammetto: avevo pensato ad un Pinot Nero, magari a quello di Gottardi nella zona di Mazzon, in alto Adige. Invece quando è arrivato il felino, l’unica cosa che avevo azzeccato era il colore e sebbene la parola pinot riporti, in francese, alla somiglianza del grappolo con la pigna, lui, il gatto, ne aveva giusto la testardaggine a non voler scendere dalla mia borsa.

Evocata per fantasia, invece la famiglia Gottardi ha una storia di vera passione lunga da almeno un secolo, cominciata in Austria, a Innsbruck, con il commercio di vino e di alimentari. Finalmente nel 1986, Bruno torna a nel piccolo borgo di Mazzon, di cui era originario e riesce ad fare suo il sogno: compra 6 ettari di vigna. Questo posto sopra Neumarkt, è considerato il miglior luogo in Italia, per coltivare il Blauburgunder, quello che si avvicina molto a quelli della Borgogna, patria unica di questo vitigno, e credetemi, non è così facile.

I vigneti, che sono tra i 300 e i 400 metri sul mare, sono attorniati dalle montagne con il sole che durante il giorno porta il tepore alla terra, mentre la sera, grazie alla caduta delle temperature in maniera drastica, fa in modo di fissare la naturale aromaticità dell’uva, la sua eleganza e la sua complessità. Bruno ha impiegato 10 anni per produrre la sua prima annata e questo perché per un amore cosi grande, valeva la pena d’aspettare.

Ora gli ettari sono diventati 9 e Alexander, il figlio, prosegue indomito, a scrivere la storia di questa cantina e di questa famiglia, proseguendo l’attivita anche in Austria. L’aspetto che più mi colpisce di queste persone è la caparbietà con la quale hanno studiato, senza compromessi, per ottenere un vino che sia l’espressione di una delle uve più difficili al mondo da coltivare. Il Pinot Nero è, non solo per me, ma per molti, quello che racchiude in un sorso, tutto quello che il vino dovrebbe essere: un ricordo indelebile. Come quelle figure che potrebbero passarti accanto e ti fanno girare la testa per l’eleganza del passo o per quella ventata di profumi che vorresti fossero solo per te. Il Pinot Nero DOC “Mazzon” 2015 è una di quelle bottiglie che si deve bere, per capire che ci si può emozionare anche cosi, degustando un rosso di un signore, che ha dato la forma di una bottiglia al suo sogno.

Per acquistarlo: info@callmewine.com

 

Gisella Fuochi

 

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