Gisella Fuochi
2 minuti

Pinot Grigio Ramato 2017: il nostro vino della settimana

Pinot Grigio Ramato 2017. Niente da fare, mi innamoro. Innamorarsi é un emozione astratta, senza canoni prestabiliti, se non la gioia  di vivere quell’emozione. Quindi la si può provare con chiunque e con qualunque cosa. Soprattutto non è programmabile. Incontri qualcuno e inaspettatamente non pensi altro che non sia come ritrovare quello sguardo.

Oppure ti trovi davanti a un quadro e senti che rappresenta tutto quello che ti vive dentro. Come a volte ci sono dei colori che ti rapiscono quando ti passano davanti agli occhi. Tutte occasioni in cui non sei pronto, ma disponibile e di conseguenza curioso. Almeno io lo sono.

Nel vino, ad esempio, credo che questa sia la caratteristica che mi ha fatto girare il mondo, solo osservando i colori e assaggiando sorsi dal bicchiere. Sono passata dalle  campagne più variegate, che avevano nomi mai sentiti, cercando di immaginare come fosse quel panorama. Un esercizio di fantasia che racchiude ogni volta, le caratteristiche della magia.

Così mi ritrovo davanti un calice che ha una tonalità del rame, come non avevo mai notato. Lo scruto e lo giro, come fosse qualcosa di sbagliato. Poi lo appoggio e senza dire niente, quel colore si impadronisce di me. Pinot Grigio Ramato 2017 – Friuli Colli Orientali DOC produttore Le Vigne di Zamò: racchiude tutte le componenti di cose che mi piacciono. La purezza del Pinot Grigio, la raccolta a mano delle uve nelle prime due settimane di settembre, un affinamento non troppo lungo in legno di rovere e quella macerazione sulle bucce, che è l’autrice di quello che si vede.

Rosazzo è la collina da dov’è queste viti possono godere di uno scenario che va dalla catena alpina al mare, che nell’assaggio spaziano dalle note fruttate e tropicali, fino alla crosta di pane. Un “vino libero” non solo per la quantità di immagini, ma anche per l’associazione a cui  partecipa la casa vinicola insieme ad altri produttori, 12 in tutto.

Ognuno di loro si è impegnato reciprocamente ad applicare un modello di agricoltura sostenibile che sia allo stesso tempo remunerativa, rispettosa dell’ambiente e socialmente giusta. Tutte le aziende partono dalla scelta primaria di processi naturali, evitando l’intervento di pratiche dannose per il terreno. Se mi ricollego all’emozione di un amore, credo che la famiglia Zamò, partita nel 1924 da un’osteria, non abbia mai smesso di tramandare quel sentimento, oltre a tutti quelli che ne fanno parte, anche a tutti quelli che come me, bevono un vino e vivono una favola.

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Gisella Fuochi

 

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