Gisella Fuochi
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Pietra del Gallo 2016. Il pianeta vino deve crescere: Walter Massa

Walter Massa, vignaiolo a Monleale, nella provincia di Alessandria, é sicuramente uno dei personaggi più conosciuti nell’ambito vitivinicolo per aver dato nuovamente storia e lustro a un’uva dimenticata, il Timorasso, ma anche per la sua filosofia nel produrre i propri vini.

Stavolta mi sono imbattuta in questa bottiglia Pietra del Gallo 2016 e ho trovato qualcosa che non avevo ancora sentito, pur andando a cercare nei vari angoli della mia testa. Innanzitutto parliamo di Freisa, un vitigno tipico piemontese a bacca rossa che é parte integrante della storia di questa regione. Alcuni studi lo riconducono ad essere un incrocio tra Avaná e Nebbiolo, ma vero é che nel 1517 fa la sua prima apparizione storica in una bolletta doganale a Pancalieri, nella provincia sud di Torino, vergata allora da un funzionario pubblico. Poi ritroviamo la sua descrizione e presentazione ufficiale in un trattato ampelografico del 1799 redatto dal Conte Nuvolone. Quindi stiamo parlando di una tipologia ben radicata e che ha percorso secoli. Il dialetto piemontese é stato influenzato dal francese e da qui sembra che il nome “fraise”, stesse ad indicare quel profumo di fragola selvatica.

Un vitigno rustico, resistente alle malattie, che per dare il meglio ha bisogno di arrivare alla piena maturazione, anche se può essere piantato in ogni esposizione. Insomma un uva che può diventare un vino in tante sfaccettature. Brioso, fermo, addirittura amabile. Un grande alleato per chi ha voglia di studiarlo. Walter Massa ha una realtà che parte verso la fine degli anni ’80, ma la sua famiglia, esattamente la cantina “Vigneti Massa” partono dal 1879, motivo per cui i saperi sono nel suo DNA. Gli ettari vitati sono 27 e ovviamente tutte le sue bottiglie sono prodotte nell’assoluto rispetto del territorio e avvalendosi di un’agricoltura dove la naturalità é il primo dei comandamenti. Pietra del Gallo é brioso, ma non frizzante, é coinvolgente, ma non invadente. È un altra sperimentazione di questo grande produttore.

È uno di quei vini fatti per essere bevuti tra amici, come davvero abbiamo fatto, fermandosi ogni tanto con il naso sul bicchiere per sentire quante sono le note che si possono riconoscere: la ciliegia, la fragola, il lampone e quella leggerissima vena speziata. Lo abbiamo finito e con dispiacere non ne avevamo un’altra bottiglia. E quando te ne accorgi ci rimani male, perché é come se alla stessa tavola uno degli amici più cari ti avesse lasciato a metà, nel racconto di una storia. Magari proprio quella di Walter Massa.

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Gisella Fuochi

 

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