Gisella Fuochi
2 minuti

Piacere, sono il Timorasso!

È stata una giornata intensa, piena d’impegni e parole. Finalmente casa. Sono di fronte a quel parallelepipedo che per qualcuno è un ‘servitore di sostegno’ per affrontare le durezze quotidiane, mentre per me, è un contenitore di gioie, spesso alcoliche, mantenute pronte per essere mie. Le vedo tutte lì, pronte. Se potessero, comincerebbero a girare su stesse per farsi notare ancora di più. Decisa, scelgo. Allungo la mano. Mio. Derthona 2016 DOC, produttore Claudio Mariotto vignaiolo in Vho. L’uva che è dentro questa bottiglia è Timorasso. Lo verso nel bicchiere e i profumi portano alla frutta bianca, al sambuco, a quella nota di minerale che tanto mi piace. Vero è che a volte la mia fantasia, partendo dal nome, prende percorsi assurdi per trovare il senso al nome stesso. Quindi anche stavolta non me lo nego.

Immagino un signore, anzi un prete, che preso dal “sacro fuoco della rettitudine”, girava per le colline tortonesi a portare il proprio verbo, rincuorando i contadini della zona che, piegati verso la terra, magari, non erano esattamente felici. Sicuramente qualche volta li spaventava pure, alzando la voce e predicendo che solo il sacrificio li avrebbe salvati da una fine miserabile. Cosicché i poveri lavoratori, intimoriti dal sermone che ogni volta il frate gli riservava, non privi di quella vena ironica, che nonostante la fatica non gli mancava, lo avevano soprannominato Timorasso.

Potrebbe essere che anche Claudio Mariotto, preso da questo immaginario predicatore, abbia concentrato tutte le sue forze per addomesticare e cercare il meglio da questa uva, rustica e vigorosa, che come molti vitigni autoctoni si era perso tra le due guerre. La sua azienda agricola ha quasi un secolo e, personalmente, mi piace sapere che quelle zolle hanno sempre avuto le stesse mani di famiglia, suggerendo un senso di protezione che qualsiasi cosa che si ama dovrebbe avere. Le vigne sono oltre gli ‘anta per un totale di più di 30 ettari e la sua lavorazione è biologica non certificata. Per cominciare le cose bisogna farlo, come si suol dire, dal principio. Per il suo fabbisogno energetico ha provveduto solo con pannelli solari. Nel frattempo, ho già finito il bicchiere. In bocca mi rimane quel percorso pulito che il passaggio in acciaio esalta. La frutta, la camomilla, la nota di terra. Bisogna che riempia di nuovo il bicchiere, perché non vorrei mai che passasse frate Timorasso per cercare di salvarmi da questo piacere.

info@enotecadibiagio.it
Enoteca di BiagioPiazzale Jonio 6Roma.

www.claudiomariotto.it

 

Gisella Fuochi

 

Condividi questo articolo