Filippo Bartolotta
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Partendo dall’Etna

Partendo dall’Etna, dalle viti di Carricante e Nerello Mascalese, coltivate su un vulcano attivo  in una delle più belle isole del mondo che nonostante sia praticamente in Africa riesce a produrre vini di montagna fino ad arrivare alle viti più alte d’Europa nella minuta regione della Valle d’Aosta, ai confini con la Svizzera, i vini italiani sono una delle più entusiasmanti riprove dalla poliedricità culturale e del saper fare bene di questa terra senza eguali al mondo.

Il vino non è nato in Italia, ma qui ha trovato una terra di adozione straordinaria da cui sono nati i semi per la viticoltura e l’enologia moderna in tutta europa e nel resto del mondo. Non è un caso che i Greci la chiamassero Enotria, terra del vino. I Romani presero il testimone enologico dalla Grecia, ne trasformarono i nomi del dio da Dioniso a Bacco e aumentarono la diffusione sia a livello sociale (non solo più l’elite) che le coltivazioni spingendo la vite fino alla Scozia. 

Con i monaci del Medioevo poi il vino divenne una cosa seria l’Italia ha continuato a giocare un ruolo fondamentale fino ad arrivare oggi ad essere il più grosso produttore al mondo. Non solo. L’Italia è uno dei più variegati giacimenti ampelografici del mondo con i suoi oltre 4000 vitigni di cui 400 registrati e altrettante denominazioni d’origine. Una biodiversità, specchio straordinario della moltitudine di tipologie enologiche, dei molteplici genius loci che cambiano ogni 40-50 km, proprio come l’intervallarsi delle tante città italiane. Impossibile stancarsi con tutta questa scelta, anzi, conoscere tutti i vini italiani è praticamente impossibile: inferno e paradiso assieme. 

E poi ci sono i nomi di queste uve e di questi vini che da soli sono un vero e proprio story telling: Vernaccia di San Gimignano, dal latino vernaiculum, proprio di colui che abita un luogo che in questo caso è la città delle cento torri. Brunello di Montalcino, il sangiovese più piccolo e scuro che a Montalcino si fa chiamare Brunello! Oggi forse il brand collettivo del vino più famoso al mondo, tra l’altro coltivato in una valle che è interamente patrimonio dell’Unesco: la Val d’Orcia proprio come le Langhe, patria del mitico Barolo e terra degli ineffabili e inarrivabili tartufi bianchi.

Che dire del Nero di Troia pugliese e della Passerina marchigiana, del Pagadebit  romagnolo o del Lacrima Cristi campana? Si attraversano le regioni e sembra di entrare in nazioni diverse dove si parlano lingue diverse, dove si mangia un pane o una pasta dai nomi mai sentiti prima che probabilmente si sposeranno perfettamente con il caleidoscopio di vini locali. Viaggiare nell’Italia del vino significa entrare a contatto con migliaia di culture diverse.

I produttori poi sono donne e uomini con un carisma fuori dal comune. Del resto in quanti sono in grado di piantare una cosa oggi per vederne i frutti dopo almeno una decina d’anni se non più? Solo persone con in testa un’idea molto precisa di quello che vogliono raggiugnere e quindi persone affascinanti, piene di storie da raccontare. 

L’italia è anche la terra dove potrete trovare tipologie di vino completamente diverse tra loro. Oltre ai bianchi e rossi fermi infatti, qui troverete una quantità enorme di vini frizzanti, rifermentati naturalmente o spumanti. Insomma non solo Prosecco. Sebbene infatti ormai il Prosecco sia una delle bottiglie di vino spumante più venduto al mondo, in Italia si trovano alcuni tra gli spumanti di metodo tradizionale più interessanti al mondo come la Franciacorta o il Trento Doc. Molti prodotti sono conosciuti per il prezzo economico, ma in Italia non c’è mai solo produzione commerciale.

Si pensi al Lambrusco, uno dei vini italiani più venduti al mondo, e spesso vilipeso come vino “cheap” e invece ci sono degli esemplari squisiti scelti dagli intenditori più raffinati anche in sostituzione di bolle molto più costose e blasonate! E se siete a chiudere un pranzo con un dolce ricco e pieno di zucchero non avrete che l’imbarazzo della scelta nell’avventurarvi tra vini da dessert, fermi e frizzanti da far girar la testa di felicità: da un Passito di Pantelleria con i suoi profumi di zagara e mediterraneo ai Vin Santo Toscani prodotti facendo asciugare le uve sui graticci fino a pasqua e poi affinati in piccole botti da 50l per almeno 5 anni!

Ci sono i vini dolci rossi come il Recioto della Valpolicella, vino antichissimo anche questo prodotto dall’appassimento delle uve dalle quali però si potrebbe anche produrre l’Amarone (rosso secco e potente) della Valpolicella. E per chi ha voglia di sperimentare vini ipnotici potreste bere un dolce non dolce come la Vernaccia di Oristano, prodotta con il metodo Solera come uno Sherry che ha profumi di uva dolce passa e la bocca iodata e ricca di salsedine. 

Il viaggio nel vino italiano non si fermerà mai anche perché ci sono troppi artisti, scienziati, santi e poeti che stanno appresso la vigna con la testa nelle botti a guardare il cielo per trovare ogni anno una nuova ispirazione da trasformare in vino.

 

Filippo Bartolotta

Filippo Bartolotta è un docente, uno scrittore ma soprattutto uno dei più noti storyteller del vino del pianeta, tanto che Obama, nel suo viaggio in Italia, lo ha scelto come Maestro di cantina. Una passione che Filippo coltiva fin dalla sua giovinezza, quando si laurea in Economia all’Università di Firenze con una tesi sulla comunicazione del vino e poi ottiene un diploma di marketing internazionale in Olanda, proprio per cominciare la sua attività a Vinopolis, il più grande museo del vino al mondo. Tra una degustazione e un’altra passa l’esame al Wine and Spirit Education Trust e comincia a scrivere per Decanter Magazine. Dal 2003 tiene moduli formativi sulla comunicazione, l’analisi sensoriale, la storia e l’antropologia del vino e sul marketing territoriale per l’Università di Siena e per Giunti Accademy. Con il progetto “I Capolavori dei Sensi” nel 2009 porta l’Italia del vino alla National Gallery di Londra e al Parlamento Francese. Dal 2010 svolge un Road Show “The Amazing Italian Wine Journey” che lo porta ogni anno, tra le altri sedi, nelle cucine della Casa Bianca e nelle sale del Metropolitan Museum di New York. Negli stati Uniti diventa sommelier di fiducia di star come Dustin Hoffman, Emma Thompson, John Malkovich, Steven Colbert di The Late Show, Jessica Alba, Bryan Adams ed Eminem, e nel maggio del 2017 balza alla cronaca per aver intrattenuto i coniugi Obama in Toscana in una degustazione in abbinamento con i piatti dello Chef n.1 al mondo Massimo Bottura dell’Osteria Francescana. Intanto, la sua scuola di cucina e vino MaMa Florence, a Firenze, continua instancabilmente la sua ascesa planetaria.

 

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