Gisella Fuochi
2 minuti

Ottavo giorno e la Vigna delle Arti

La gentilezza di Enrico Sgorbati é “antica” come la sua tenuta, Torre Fornello, a Ziano Piacentino. L’ho conosciuto durante una manifestazione sul vino e così ho avuto modo di assaggiare le sue bottiglie. La zona di produzione é la Val Tidone che é una delle quattro vallate che contraddistinguono le colline di Piacenza e i suoi confini combaciano con Piemonte, Liguria e Lombardia. Una zona particolare, ingresso o uscita per tante influenze.

Tra le etichette che erano lì e che aspettavano di fare bella figura nei palati degli assaggiatori, una più di altre mi ha incuriosito: Ottavo Giorno. Quello che forse ognuno di noi a volte vorrebbe! È un vino passito, fermentato e affinato in barriques per 13 mesi. Ha una metodologia particolare perché oltre alla croatina, un’uva autoctona, viene unita una parte di uve biologiche già botritizzate. La pressatura é soffice e si separa subito il mostro dalle bucce, per donargli quel delicatissimo colore rosa.

Il naso é suadente, invitante, senza essere opulento, con quella nota aggrumata che lo rende vivace. Quando poi é arrivato il primo sorso, ho capito che tutta la ricchezza dei profumi era solo l’anticamera di un equilibrio e di un’eleganza non comune. Una pienezza e una persistenza per la quale davvero non ci potrebbe essere un nome migliore: il giorno in più. L’azienda é storica e il nome “Fornello” é del 1200, quando costruirono la fornace per la cottura dei mattoni. Nel 1982 passa nelle mani della famiglia Sgorbati, accogliendo dalle mani dei conti Landi Zanardi una tenuta che era stata ampliata, abbellita e dove la coltura della vite si estendeva a perdita d’occhio. Enrico, però, riesce a fare ancora di più. Si concentra nella produzione di vini di qualità avvalendosi di rese basse e di una scelta convinta sull’agricoltura biologica. Poi a volte non solo i sommelier premiano la bontà o meno di un’etichetta, ma per esempio come ha fatto la Diocesi di Piacenza, il 14 marzo del 2014, esattamente ad un anno e un giorno dalla nomina di Papa Francesco e conseguentemente ottavo Sovrano della Città del Vaticano, ha certificato questo vino come vino da messa. Sarebbe divertente una guida votata dai parroci in merito!

A parte l’ironia, che comunque é uno stile di Enrico, esiste anche un progetto che si chiama Vigna delle Arti che coniuga le varie espressioni d’arte che vanno dalla scrittura ai gioielli, alla scultura che partono, per esempio, dalla parola “effervescente” per indicare un percorso artistico in movimento. Un modo intrigante ed totalizzante di legare la vigna ad una forma espressiva, dove l’autore rende tangibile la propria creazione. Mi sono ripromessa di andare a visitare questa cantina, perché oltre al piacere di aver conosciuto Enrico, ritengo straordinario essere coinvolti dall’idea che un bicchiere di vino e un fermento della mente, si possano incontrare e chiamarsi arte.

Per acquisti: vini@torrefornello.it

 

 

Gisella Fuochi

 

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