Filippo Bartolotta
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Le eccellenze italiane

A come Amarone della Valpolicella. Cominciamo con una rassegna dei vini d’Italia più famosi nel mondo. Nonostante sia da molti considerato, con il suo alcol tra i 15% e i 16,5%, troppo carico e corposo, il vino di Giulietta e Romeo – le prime vigne si trovano a due passi dal cuore di Verona – negli ultimi anni sta ritrovando accanto alla sua potenza e alla sua ampiezza anche tanta eleganza e bevibilità.

La zona di produzione è appunto la Valpolicella (la valle delle tante cantine, dal latino “Val Polis Cellae”) e le varietà che contribuiscono all’uvaggio finale sono vitigni locali come la Corvina, il Corvinone, la Molinara e la Rondinella. Le uve vengono raccolte a fine settembre inizio ottobre ma, anziché essere pressate e fermentate immediatamente come la maggior parte dei vini, vengono fatte asciugare in cantina per almeno tre mesi con l’obiettivo di aumentare il contenuto zuccherino (da cui il tanto alcol) ma soprattutto per impartire ai grappoli dei profumi più complessi grazie ai processi enzimatici dell’appassimento. Alla fine dei tre mesi le uve, che ormai hanno perso quasi il 30% di acqua e somigliano più all’uva passa, vengono pigiate e vinificate come si farebbe a settembre con qualunque vino rosso.

A differenza di altri italiani famosi, la produzione dell’Amarone è molto più recente di quanto si possa pensare e si colloca verso la fine degli anni ’50, derivando da una naturale e fortuity casualità avvenuta nella vinificazione di un vino mille anni più vecchio: il Recioto della Valpolicella. Questo, come tanti vini passiti, si ottiene fermentando uve passite con così tanto zucchero che non tutto viene trasformato in alcol, rimanendo così naturalmente dolce. Ogni tanto succedeva però che gli zuccheri del Recioto venivano tutti trasformati in alcol, facendo trovare nelle cantine qualche Recioto scapà (scappato), cioè secco, non dolce ma amaro, anzi… Amarone!

Nel giro di pochi anni, questo grande italiano diventa famoso per le sue qualità uniche e sensuali. Il successo fa allargare la denominazione di centinaia di ettari, fa aumentare il prezzo e spesso la struttura del vino sempre più carica. Oggi è possibile scegliere tra una cinquantina di etichette sempre più affidabili e sempre più eleganti. Dall’assaggio di alcune di queste, fatto lo scorso febbraio con l’annata 2015, si sentono vini di grande struttura ma anche con un alcol più contenuto e soprattutto con una bocca vellutata data dal contrasto piacevolissimo tra le componenti acide e dolci dei frutti neri che dissetano e quelle balsamiche dell’appassimento che seducono. 

Ma se l’Amarone rimane un vino troppo muscoloso e preferite un sorso più agile e snello, con le sue stesse uve si produce il Valpolicella Classico. In questo caso sentirete profumi di fragole di bosco, qualche nota di viola e, nei casi migliori, anche un tocco di pepe nero e Hibiscus per completare. In bocca scordatevi la potenza e la struttura dell’Amarone e pensate piuttosto a qualcosa di più scattante, da bersi d’inverno con i piatti più grassi e d’estate servito a 15°C /16°C per sentire una piacevole scossa rinfrescante. La stessa che potreste sentire una sera d’estate in un picnic sotto una delle mille pergole veronesi con cui si alleva la vite per proteggerla dai raggi del sole. Perché nonostante la Valpolicella sia una zona viticola molto a nord, la presenza delle brezze calde del Lago di Garda genera un unicum di straordinaria mediterraneità alpina, in cui si può godere del contrasto tra la neve delle cime delle pre-Alpi e la fioritura degli olivi. Il vino riesce a tradurre queste espressioni climatiche e culturali in un solo sorso. Questo è il motivo per cui non mi stancherò mai di viaggiare tra vigne, ascoltare i loro guardiani ed assaggiare il frutto del loro lavoro straordinario.

 

Filippo Bartolotta

Filippo Bartolotta è un docente, uno scrittore ma soprattutto uno dei più noti storyteller del vino del pianeta, tanto che Obama, nel suo viaggio in Italia, lo ha scelto come Maestro di cantina. Una passione che Filippo coltiva fin dalla sua giovinezza, quando si laurea in Economia all’Università di Firenze con una tesi sulla comunicazione del vino e poi ottiene un diploma di marketing internazionale in Olanda, proprio per cominciare la sua attività a Vinopolis, il più grande museo del vino al mondo. Tra una degustazione e un’altra passa l’esame al Wine and Spirit Education Trust e comincia a scrivere per Decanter Magazine. Dal 2003 tiene moduli formativi sulla comunicazione, l’analisi sensoriale, la storia e l’antropologia del vino e sul marketing territoriale per l’Università di Siena e per Giunti Accademy. Con il progetto “I Capolavori dei Sensi” nel 2009 porta l’Italia del vino alla National Gallery di Londra e al Parlamento Francese. Dal 2010 svolge un Road Show “The Amazing Italian Wine Journey” che lo porta ogni anno, tra le altri sedi, nelle cucine della Casa Bianca e nelle sale del Metropolitan Museum di New York. Negli stati Uniti diventa sommelier di fiducia di star come Dustin Hoffman, Emma Thompson, John Malkovich, Steven Colbert di The Late Show, Jessica Alba, Bryan Adams ed Eminem, e nel maggio del 2017 balza alla cronaca per aver intrattenuto i coniugi Obama in Toscana in una degustazione in abbinamento con i piatti dello Chef n.1 al mondo Massimo Bottura dell’Osteria Francescana. Intanto, la sua scuola di cucina e vino MaMa Florence, a Firenze, continua instancabilmente la sua ascesa planetaria.

 

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