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La ricerca forsennata della bellezza nel “cunto” di Longobardi

Per quanto il cunto risalga al XVII secolo, alcuni passaggi appaiono quantomai attuali: la ricerca forsennata della bellezza, l’inganno e soprattutto l’invidia insita nell’essere umano, quel sentimento negativo che alla fine porterà alla sua distruzione. Tutti temi che ci fanno riflettere sulla immutata condizione dell’essere umano. 

E’ nello specifico il rapporto tra narratore, testo e performance che la versione teatrale di Vincenzo Longobardi, ispirata al racconto de La vecchia scorticata del Pentamerone, vuole mettere in luce con LO CUNTO DE’ LA VECCHIA VERGINEantica fiaba in “cartone animato”, da Lo cunto de li cunti Trattenemiento de li peccerille, al Teatro dei Documenti dal 3 al 6 gennaio.

Straordinaria la capacità del regista di dare corpo e voce a tutti i personaggi citati nel testo originale senza privarli, però, di quell’alone magico che li connota. Lo cunto de li cunti. Trattenemiento de li peccerille di Giambattista Basile fu definito dal filosofo Benedetto Croce «il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari». Una recente analisi condotta da Michele Rak ha sottolineato, invece, la natura ‘aperta’ dei racconti basiliani, ponendo in risalto appunto il rapporto tra narratore, testo e performance.

Bravissimi in scena soprattutto Masaria Colucci e Vincenzo Longobardi, capaci di condurre il lettore in un viaggio fantastico il cui compimento, pensato per un allestimento teatrale, non sarebbe possibile in un qualsiasi teatro: “La scoperta del Teatro di Documenti – dice Longobardi – mi ha permesso di pensare ad una versione itinerante del racconto della Vecchia scorticata, connotando di ulteriori significati mistici e misterici il testo che già in origine ne era fortemente intriso e di cui la messa in scena vuole sottolineare la presenza”.

Già dal primo approccio ci si rende conto che la storia di Basile non è una semplice fiaba, ma un complesso tessuto letterario in cui vengono ad intrecciarsi fibre eterogenee che attingono da un’antica cultura popolare: rituali, detti e modi di dire, immagini, metafore, etc. La messa in scena porterà vizi e virtù a schierarsi gli uni contro le altre, impegnati in uno scontro violento che sarà animato da un tripudio di sfumature date dalla contrapposizione di luci ed ombre, pervaso da suoni prodotti tutti dal vivo dagli strumenti della tradizione. I personaggi, “disegnati” con vivaci trucchi, indosseranno costumi realizzati in carta riciclata il che renderà ancora più magica la messa in scena, e proporrà il racconto, letteralmente, in forma di “cartone animato”. 

“La messa in scena di questo cunto ha da sempre stimolato la mia immaginazione, facendomi approdare, oggi, ad una teatralizzazione del testo basiliano che non tralascia alcun passaggio della versione originale, e fa rivivere in teatro tutti i personaggi citati dal grande autore seicentesco. Giochi di luci, videoproiezioni e suoni, condurranno il pubblico nei meandri del Teatro di Documenti, ambientazione unica e magica, proprio come quella che si respira nel testo originale di Giambattista Basile. E dal momento che si tratta di una fiaba che ha attraversato i secoli e che è stata acquisita dalla tradizione orale, per poi divenire opera letteraria, nella stesura del testo ho voluto sottolineare proprio tale passaggio, adottando un linguaggio “mutevole” che parte da un fraseggio tipicamente barocco, talvolta osceno, per assumere poi delle connotazioni più moderne e quindi attuali. Grande risalto è dato ai costumi e ai trucchi degli attori che conferiscono al racconto quell’alone magico della fiaba e del cartone animato”. 

 

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