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La parola che non muore: il festival a Civita di Bagnoregio, per una gita fuori porta indimenticabile

In meno di un’ora di macchina da Roma si può raggiungere uno dei posti più belli d’Italia. Più misteriosi e magici. Stiamo parlando di Civita di Bagnoregio, di cui perfino il “New York Times” ha descritto la capacità suggestiva, con le sue erosioni dal basso, con le sue magiche e rarefatte prospettive aeree, con i suoi “ponti” quasi sospesi nel tempo e nello spazio. Un luogo ideale per avviare riflessioni e letture fra narrativa e poesia, cinema e saggistica, lavoro critico ed esperienza personale.

Si intitola “La parola che non muore”, questo Festival giunto ormai alla sua quinta edizione e voluto da uno dei linguisti più importanti della nostra penisola, Massimo Arcangeli (direttore tra l’altro del Festival della Lingua Italiana di Siena). Una sorta di maratona no-stop con intellettuali e artisti di grande spessore a rappresentare l’Italia che resiste e si rinnova, che rifiuta di scivolare nel fango dell’ignoranza e allora si reinventa, si rifonda, sfoderando tutta la forza che erutta dal pensiero divergente e ripartendo da capo, imparando di nuovo a pensare, a immaginare, a creare.

Dal 27 al 29 settembre 2019, va in scena “La differenza, la (bio)diversità, la memoria”, titolo dell’edizione di quest’anno, a segnare una riflessione sulla cultura da salvare, una cultura intesa come insieme di peculiarità e differenze, appunto “bio”diversità. Parole da salvare, pensieri da salvare, ma anche immaginari da rifondare.

Sarà presente anche il direttore di The Grand House Magazine, Eugenia Romanelli, come fondatrice e direttrice della prima Scuola Europea delle Scritture, Writers Factory, dedicata all’intellettuale e scrittrice visionaria americana Ursula Le Guin, e che con Arcangeli presenterà anche il suo ultimo romanzo, “Mia” (Castelvecchi 2019).

Un Festival gemellato con la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, con Feste Archimede di Siracusa, col Festival del Pensiero di Stornarella, con Borgo dei Libri di Torrita di Siena, con Anticontemporaneo di Cassino e con Parole in Cammino di Siena, e in collaborazione con la Società dante Alighieri e il sostegno di Zanichelli, Mondadori Edu e Aracne.

Del resto, il comitato scientifico voluto dai tre direttori artistici, Massimo Arcangeli, Raffaello Palumbo Mosca e Giancarlo Liviano D’Arcangelo, è una sorta di Olimpo in terra: Edda Cancelliere, Milton Fernàndez, Riccardo Gualdo, Pierluigi Mingarelli, Mario Morcellini, Carlo Pulsoni, Davide Rondoni, Ottavio Rossani, Gino Troli.

Civita invece non ha bisogno di parole, se non ricordare a chi si trovasse in Italia per turismo, che siamo in presenza di uno dei più bei Borghi presenti in Italia, ogni anno visitato da centinaia di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo per ammirare il suo aspetto fuori dal tempo e l’atmosfera magica che si può percepire passeggiando tra i suoi stretti vicoli. Arroccato su una collina, minacciato da frane e dall’erosione del terreno, per raggiungerlo bisogna attraversare un ponte lungo 200 metri che dalla collina più vicina porta fino alla porta d’accesso al centro storico. Basti pensare che Civita conta solo 11 abitanti a causa della condizione di precarietà strutturale che ha svuotato il paese.

Sulla falsa riga de “Il paese che non muore”, come è definita Civita, ecco l’omonimia con il titolo del festival, La parola che non muore. Grazie alla direzione artistica di Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca, il cuore del progetto è ormai un orgoglio italiano: “Si parte dalla necessità della conservazione della memoria libraria e della memoria poetica che prende a modello proprio la Commedia di Dante, simbolo di una poesia universale che continua a parlare, in tante lingue disseminate per il mondo, a milioni e milioni di lettori”, spiega Palumbo Mosaca. E Arcangeli aggiunge: “La memoria poetica, ultimamente al centro di un animato dibattito sulla presunta morte dell’oggetto sul quale si fonda e si esercita, sarà chiamata innanzitutto in causa dalla quarta edizione del premio dedicato ad Annibal Caro poeta, che vedrà premiato, da una giuria di qualità, il miglior libro di poesia uscito fra il luglio del 2018 e il giugno del 2019. Quanto alla memoria libraria, nel corso della manifestazione si metterà a disposizione per un mese, per un poeta, uno scrittore, uno studioso,  un artista o altro, la Casa d’artista (e del libro) perché si trasformi in una residenza per l’ospite che vi sarà accolto perché ne faccia, durante il suo soggiorno, luogo di ritiro, di concentrazione, di riflessione per il suo lavoro. Chi deciderà di volerla abitare per quel mese avrà un attestato di merito per aver reso un servizio alla cultura libraria e alla circolazione delle idee”.

Info e programma: http://www.laparolachenonmuore.com/

 

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