Gisella Fuochi
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La mitologia di un “passato” passito: il vino della settimana

In questa piccola parte della Calabria sulla costa Monica, nel territorio di Bianco, precisamente a Bruzzano Zeffirio, ha inizio una storia affascinante e misteriosa su un vino con altrettanto bagaglio: il Greco di Bianco.

I coloni greci arrivarono qui nel VII a.c. alla ricerca di nuovi insediamenti, portandosi dietro ciò che per loro era prezioso, la pianta della vite. Il nome di questo promontorio, Zefiro, é in greco antico, quello di un vento gentile che li aveva aiutati ad arrivare fino a lì e che con la sua dolcezza, gli permetteva di coltivare queste vigne.

“Quando Orione e Sirio siano giunti nel mezzo del cielo, ed Aurora delle rosee dita avvisti Arturo, cogli allora tutti i grappoli, o Perse, e portali in casa per dieci giorni e per dieci notti esponili al sole, per cinque metti all’ombra, e al sesto stiva nei vasi, i doni di Dioniso molto felice”. Questa é ancora la modalità di lavorazione di queste uve, anche se Esiodo, poeta greco che la descriveva ne “Le Opere e i giorni”, non può più saperlo.

Invece Santino Lucá, lo sa bene. La sua famiglia fino alla fine degli anni 90, vendeva l’uva, il mosto e il vino sfuso. Poi nel 1991, finiti gli studi, ha compreso il valore di questo territorio e ha dedicato tutto se stesso, a chiudere il ciclo, fino all’imbottigliamento. Ma da uomo caparbio e convinto della possibilità di regalare alla sua volontà, il frutto di tanta ostinazione, ha cominciato a produrre cereali, agrumi, olio. Poteva bastare, ma nei suoi 15 ettari totali, ha anche creato sia un allevamento in libertà di capre, razza Aspromontana e uno, di suini Nero di Calabria. Ovviamente tutto nel rispetto dell’agricoltura biologica.

Questa forza é pari a quel gruppo di contadini, che nel 1966, quando il Greco di Bianco era ai minimi storici di produzione, quasi alla perdita, fondò una cooperativa con lo scopo di ridare lustro e vigore a un vitigno così antico. Ci riuscirono e nel 1980, questo vino ebbe il riconoscimento del marchio DOC.

Il passito delle Cantine Lucá é un tripudio di profumi e sapori che ricordano la bellezza e i frutti di questa terra: zagara, fichi, mare. Per tornare all’identitá storica di questo territorio, in quel pezzetto tra Bruzzano e Casignana sono stati censiti molti palmenti rupestri, cioè una serie di vasche scavate nell’arenaria. I pigiatoi ricavati nella roccia erano appunto le vasche, dove l’uva veniva pigiata con i piedi e lasciata riposare per un giorno e una notte.

La storia del vino é la parte più affascinante per capire il percorso dei popoli e di quanto questo meraviglioso nettare, sia una delle certezze sulle quali abbiamo potuto comprendere meglio gli sviluppi della storia stessa.

Per acquisti: info@cantineluca.it

 

Gisella Fuochi

 

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