Gisella Fuochi
2 minuti

La leggenda del vino della settimana: il Buttafuoco DOC

Cosa c’è di più intrigante di una leggenda? Quelle legate al vino poi, sono le più divertenti. Per esempio sul Buttafuoco Storico è davvero unica.

Innanzi tutto chiariamo che siamo nella provincia di Pavia, nell’Oltrepò pavese, tra le colline chiamate “Sperone di Stradella”. Adesso proviamo a raccontarla tenendo presente, che tutto ciò si continua a perpetrare nell’animo di 14 (15 tra poco) produttori che dal 1996 hanno creato il Club del Buttafuoco Storico.

Partiamo dal marchio impresso a rilievo in queste belle e pesanti bottiglie: un veliero in fiamme chiuso da due nastri rossi. I nastri rossi rappresentano i due torrenti Versa e Scuropasso. Già qui potremmo immaginare una potente storia fantasy dove i protagonisti, invece di essere i marinai di una divisione austriaca nella metà del 1800, avrebbero potuto essere maghi e alchimisti in cerca di una pozione, dove il risultato avrebbe donato l’immortalità.

Invece sembra che il compito di questi uomini, era quello di traghettare da una parte all’altra del Pò i soldati di stanza in quella zona, ma siccome eravamo durante la seconda Guerra d’Indipendenza, il comando decise di spostarli sotto l‘autorità delle truppe di terra.

Ovviamente non furono molto contenti e con un vero “spirito” coraggioso decisero di nascondersi in una cantina tra le colline sopra Stradella. Lí misero in atto la loro guerra personale contro le botti e le bottiglie, facendo prigioniero tutto il vino che trovarono che già allora, si chiamava Buttafuoco. Dopo poco tempo di questo episodio la marina austro-ungarica chiamo una nave con questo nome.

Resta però il fatto che questo consorzio ha qualcosa di leggendario perché produce vino in un territorio piccolissimo, quello appunto delimitato dai due fiumi, per un totale di 22 ettari. È ancora più straordinario la produzione fatta con 4 uve autoctone con percentuali diverse.

Si parla di ceppi nella vigna, non di blend nella bottiglia. Mi spiego meglio per avere un vigneto che avrà quel nome si dovrà piantare: 50% croatina, 25% barbera, 15% uva rara e 10% ughetta di canneto. Ma non finisce qui. Tra le tante regole, una in particolare modo, mi sembra la più vicina all’alchimia dei maghi: tutte le uve del vigneto devono essere raccolte insieme e messe a fermentare in un unico vaso vinario.

E per finire, questo Buttafuoco DOC, ha bisogno di tempo per trasformarsi, come succede ai draghi delle favole, in un meraviglioso principe. Certo non bisogna perdere la scarpetta per assaggiarlo, ma avere la curiosità per una di quelle piccole perle enologiche di cui è pieno il nostro paese.

Per acquisti: info@buttafuocostorico.com

 

Gisella Fuochi

 

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