Gisella Fuochi
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Il vino dice cose meravigliose a chi è in grado di ascoltare: Gianni Bortolin Prosecco Extra Dry DOC Tre Mat

Nel 2020 le vendite di Prosecco supereranno senza fatica quelle dello Champagne di prima fascia. Si parla di numeri impressionanti, più di 400 milioni di bottiglie. L’istituto di ricerca Iwsr, legato al Vinexpo, non solo ha confermato questi dati ma ha sottolineato che l’evoluzione degli sparkling wine sarà guidata sempre di più da questo vino italiano. Sono numeri impressionanti che porteranno ‘l’italian fizz” a detenere una quota del mercato pari a più del 9% di quello mondiale.

Un vero campione di vendite e soprattutto di bevute. È evidente che quando si parla di questi numeri, non sempre la qualità è è al primo posto nella scala dei valori, ma come sempre succede nella storia, è in questi momenti che alcuni vignaioli tornano a cercare le tradizioni per riportare la storia di questo vino alle sue origini e alla sua particolarità. Ci sono due denominazioni una DOC e una DOCG. La seconda si estende sulla fascia collinare della provincia di Treviso, tra i comuni di Conegliano e di Valdobbiadene.

La bellezza e la particolare conformazione del territorio ha fatto in modo che l’Unesco inserisse queste colline nel proprio elenco. Rimasi colpita quando andai a Santo Stefano, uno dei piccoli paesi di produzione, nel vedere i tralci delle viti che ancora in attesa del germogliamento, grazie al sistema del “doppio capovolto” avessero la forma di un cuore. Siamo arrivati al punto: il cuore. Quello che muove le persone e spesso li fa sembrare matti. Come Gianni Bortolin che nel 2009 inaugura la sua avventura. La certezza che quel pezzo di collina sia così difficile da coltivare e che i mezzi meccanici non possano dargli una mano, lo rende felice e fortunato. Qui ha trovato tutto quello che cercava, compresi quei ceppi poco produttivi che se qualcuno li avesse estirpati, avrebbe provocato danni irreparabili. Gianni viene da una famiglia di viticoltori e conferitori poi, quindi con la consapevolezza di cosa si possa fare.

I suoi colleghi produttori lo considerano un po’ matto, ma non una volta, bensì TRE. La prima per tre mesi di stoccaggio in autoclave. La seconda per far clonare le viti. La terza per vendemmiare a settembre, mettere nei tini d’acciaio fino a marzo e uscire con le bottiglie a luglio. Esattamente quello che la maggior parte dei produttori non fa. Il suo Prosecco Extra Dry TRE MAT è il frutto di tutto ciò. È composto da uve Perera e Glera e le viti hanno circa 70 anni. È un vino naturale. Il terreno è pieno di ghiaia e le sue note leggermente minerali si accompagnano a sentori di mela e pera. Lo abbiamo bevuto anche ieri e la bottiglia si è evaporata nei nostri bicchieri. Il suo perlage fine e costante, oltre alla piacevolezza dei suoi aromi, ci ha riappacificato con questo vino, che ha bisogno, per chi ancora ci crede, di incontrare queste persone tre volte matte.

Per acquisti: info@meteri.it

 

 

Gisella Fuochi

 

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