Gisella Fuochi
2 minuti

Il vino della settimana TGH è biologico: Vermentino 2016

Spesso mi perdo in un mondo personale ricco di similitudini o d’immagini, trascinata dal vino o e dalla storia che lo accompagna. Questa volta vorrei essere più concreta e diretta. Oggi vi racconto di un vino bianco toscano: Vermentino 2016 azienda Poggiotondo di Cerreto Guidi in provincia Firenze.

È biologico certificato e si è formato il carattere tra l’acciaio e il cemento, pur mantenendo un “animo gentile”, dove si trova l’aromaticità dei frutti bianchi, del cedro e dove l’acidità dona al tutto un “portamento” elegante. Ma questo non è abbastanza per definire un’uva che non ha origini certe.

Gallesio, un famoso botanico, nell’800, scambiava questa uva per una tipologia di vernaccia. L’etimologia del nome è anche questa incerta. Alcuni la riconducono al termine “fermento” ad indicare il carattere leggermente pungente che il vino potrebbe esprimere in gioventù. Altri che il nome si potrebbe riportare a “vermene”, che significa ramoscello giovane. Resta certo che essendo un vitigno probabilmente partito dalla Spagna per passare dalla Corsica e toccare la Liguria e la Toscana, sia comunemente riconosciuto come il “vino del mare”. Un marinaio. Uno di quelli che conosce la vita, fatta di porti e di incontri.

Regala la sua presenza, portandosi dentro il sapore del salmastro, per offrirlo a chi lo sta ad ascoltare. Potrebbe raccontare di leggende o di tempeste alle quali è sopravvissuto oppure decidere che il silenzio è finalmente la platea che cercava. Un personaggio  forgiato dagli eventi più che dalla storia. Potrebbe poi  capitare dove la sosta e la compagnia lo facciano sentire di casa. Io credo che Alberto e Alessandra Antonini, abbiano creato questo. Quei loro terreni pieni di fossili marini e quella smisurata passione hanno conquistato  quel “marinaio giramondo” così tanto che quando l’assaggio del vino sfiora il palato, tutti i racconti si materializzano nella mineralità immaginata che ti riporta  proprio al luogo della loro azienda.

È qui che la conoscenza del proprio territorio, lo studio di ogni sua piccola parte, porta a scoprire possibilità e risultati inaspettati. Se a questo si aggiunge quel “girovagare” in molti altri luoghi per approfondire, portare e trasportare l’esperienza di altri terreni e altri vitigni, Alberto Antonini, diventa colui che non solo quel “marinaio” lo ha ascoltato in tutte le sue sfaccettature, ma ha davvero imparato a “parlare” con tutte le viti possibili, fino a diventare uno degli enologi più famosi al mondo. Spero di aver reso chiaro perché, quel Vermentino sta così bene a Cerreto Guidi. 

 

Gisella Fuochi

 

Condividi questo articolo