Gisella Fuochi
2 minuti

Il nostro vino della settimana, messo in scena come un romanzo

Credo che la frase che ho trovato scritta su una lavagna, sia il fulcro di tante passioni: “Vino: perché nessuna storia d’amore è cominciata mangiando un’insalata”.

Mese di maggio. Spazio recuperato all’interno di un quartiere di Prato, dove tu sei lo straniero in mezzo a una popolazione di cinesi e dove, per capire, le insegne sono fatte solo con ideogrammi. In quel momento capisci il valore indiscutibile del navigatore. Presentazione di produttori di vini naturali. Non molti, una ventina. Giri tra i banchi e visto che non si può conoscere tutto, ognuno ha il suo vademecum. Chi parte dalla regione, chi dal capanello di persone, chi dalle etichette delle bottiglie. C’è anche, chi segue una persona che magari ti colpisce perché ha un blocco notes in mano e nonostante un caldo assurdo, comincia proprio dai vini rossi.

Io no. Così mi sono fatta il mio giro in un ordine strampalato e mi sono fermata davanti a un signore che aveva un piccolo cartello che diceva: Tenuta Ca’ Sciampagne – Urbino. Ha cominciato a parlare e nello stesso tempo a versare vino nel bicchiere. Occhi chiari, capelli grigi, diversamente magro.

Travolgente. Imparo il suo nome, Leonardo, perché tutti gli altri espositori lo coinvolgono in continuazione in battute e promesse di cene. Ci tiene a sentirsi parte di un territorio. L’azienda è a pochi chilometri dalla città dove è nato Raffaello e dove il Duca di Montefeltro è stato un grande mecenate, secondo solo a Lorenzo il Magnifico. Anche lui lo è a suo modo.

La generosità con la quale ti racconta ogni etichetta, cercata insieme alle sue vigne, si sente in ogni vino assaggiato. La cantina, nata nel 2008 è passata da 3 a 6 ettari. È stata biologica da subito e lui, personalmente, impegnato a non farsi aiutare da chimica o da altre stregonerie, ma solo da un progetto che prevedesse la naturalità come modus vivendi. Uno mi rimane addosso più di altri, il Simandro,un bianco fatto da uve di collina di Bianchello.

L’impianto della vigna è del 1986 e viene fatto solo nelle annate migliori. Fermentato solo con lieviti indigeni, affinato in acciaio e non filtrato. Mentre lo annuso, penso alla campagna con tutti i suoi profumi primaverili e a quell’aria pungente di mattina. Tutto questo dura poco, perché Leonardo continua imperterrito a stappare bottiglie e stargli dietro è dura. Mi volto per un attimo e vedo quel tipo con il blocchetto, che ascolta perso tutte le parole, ma con il bicchiere vuoto. Leonardo lo vede e con la tutta la verve di cui è capace, si allunga e glielo riempie. Magari potrebbe cominciare a sudare e la prossima degustazione, cominciarla dai vini bianchi.

Per acquisti: info@rollingwine.com

 

Gisella Fuochi

 

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