Gisella Fuochi
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Il Borgo dei Poeti e “Le Russeghine” 2018 Pigato

Essere a Portovenere, guardare, con il tramonto incalzante, il profilo della Chiesa di San Pietro, mangiare un pezzetto di focaccia e bere un bicchiere de “Le Russeghine”. Esiste qualcosa di più ligure di questo? Forse, ma così mi sono messa avanti. Non conoscevo il Pigato, e sono convinta di aver cominciato da uno dei migliori. Era incredibile ieri mentre mi coccolavo davanti alla baia, che il sapore del mare fosse lì dentro, con la sua salsedine e i profumi portati dalla brezza. Poi sono andata a cercare chi produce questo vino e spesso mi succede che quel vino abbia dentro una storia.

Papà Riccardo era quello che si definiva un ligure doc. Caparbio, scontroso, rigoroso nella sue tradizioni, ma con quel guizzo di visione che lo ha portato a imbottigliare nei primi anni 70 il Pigato a Ranzo, in provincia di Imperia. L’unico che gli diede manforte fu il suocero, anche lui, poco incline alla conformità del tempo, piantando altre viti a Ortovero, luogo della genesi di questa uva. Si racconta volesse aprire una gelateria a Costantinopoli. E così fecero di questa scelta una filosofia di vita, perché coltivare la vigna in Liguria, può essere solo quello.

Terrazze, sassi, posti impervi, vento di mare. Viticoltura da eroi. Quelle figure che restano nell’immaginario di chiunque, anche di due bimbe, Francesca e Annamaria, che hanno inizialmente intrapreso studi diversi, per poi scoprirsi ammantante da quell’aurea di “superpoteri” e diventare vignaiole. Quell’infanzia piena di vendemmie e corse in cantina, le ha forgiate ancora di piu nella voglia di proseguire quell’inizio lontano alla ricerca dell’espressione migliore di quest’uva.

Così adesso nella totalità dei loro 8 ettari, si occupano di tutto, dal commerciale alle barbatelle, con l’aiuto di tutta una super famiglia che non ha nessuna voglia di smettere quei panni. Hanno chiesto anche alla natura di unirsi a loro, scegliendo una agricoltura con metodi naturali. “Le Russeghine” è una selezione di vecchie vigne tra i 40 e 50 anni. Il terreno è argilloso e minerale. Per non smentire il fatto che la Curia ha sempre saputo dove impiantare filari, questa collina è censita a vigneto dalla fine del 1700. Dentro al bicchiere, c’è tutto il panorama che ho davanti che si fonde negli agrumi e nelle erbe aromatiche. È stato bellissimo scoprirlo e berlo. Senza questi eroi mi sarebbe mancato qualcosa!

Per acquisti: info@brunapigato.it

 

 

Gisella Fuochi

 

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