Filippo Bartolotta
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I vini consigliati da Bartolotta: Tasca D’Almerita e Nerello Mascalese

Quattro espressioni di Nerello Mascalese da contrade diverse sull’Etna. Un lavoro intenso che ha inizio con i primi esperimenti nel 2004 e che prende una forma definitiva nel 2007 in contrada Sciaranova e Pianodario, e nel 2015 in contrada Rampante. “Conoscere e capire le sfumature di un territorio non è una cosa immediata, puoi farti subito un’idea ma per i dettagli serve tempo. Il nerello mascalese e i suoli vulcanici dell’Etna interagiscono in modo magico e si manifestano in modo distintivo e riconoscibile in ogni contrada. Qui la forza degli elementi naturali e la sapienza dei contadini locali incontrano soluzioni agronomiche che si adattano a un territorio in cui ogni albero ha la sua storia, ogni terrazzamento la sua vita”, dichiara Alberto Tasca, produttore vinicolo da diverse generazioni. “Sono passati ormai 15 anni dall’avvio dell’idea progettuale e 12 anni da quando custodiamo le nostre vigne. Finalmente ci siamo, sono molto contento di quanto fatto e felice di condividere i nostri nuovi vini di Contrada”.

Dalle pendici di Etna alle “colline di Regaleali”, nel cuore della Sicilia, Tasca d’Almerita “scrive e custodisce” il proprio carattere, senza compromettere quanto la natura ha magnificamente donato a questi luoghi. Una filosofia che comincia dal 1830 con il lavoro di otto generazioni. Il vino-simbolo non solo per Tasca, ma anche per l’enologia siciliana, è il Rosso del Conte che, proveniente dal vigneto “San Lucio”, quest’anno celebra la sua 40° annata.

Questa grande vigna di Perricone e Nero d’Avola fu impiantata nel 1959 dal Conte Giuseppe Tasca d’Almerita convinto, dopo i suoi lunghi e frequenti viaggi nelle terre di produzione di alcuni tra i migliori vini del mondo, che nell’entroterra rurale della Sicilia fosse possibile produrre un vino da fare competere con i grandi rossi francesi. Dalla Vigna San Lucio, circa 500 metri estesi per 8 ettari, nasce così il primo vino da vigna unica in Sicilia, divenuto poi l’alfiere della riscossa enologica siciliana.

Nella Tenuta Tascante, ogni contrada ha caratteristiche specifiche. Altitudine, composizione del suolo, esposizione, tipologia e morfologia delle lingue di lava disegnano quadri diversi l’uno dall’altro. Ed è per questa ragione che il Nerello Mascalese racconta storie diverse. Ad esempio, nella Contrada Pianodario emergono delle note di un frutto maturo che si lega a profumi di terra bagnata e mora di rovo. La bocca è tesissima e piena di materia che chiede del tempo per potersi esprimere al meglio. Nella Contrada Rampante, invece, si sente un vino più pronto che ricorda quasi un Pinot Nero ma con una reattività più marcata e dei profumi di carruba, scorza d’arancio e note di fiori di rosmarino. E poi ancora, Contrada Sciaranova dove aumenta la maturità del frutto che ricorda il gelso, le ciliegia e spunta qualche nota di vaniglia e spezia di rovere. Qui addirittura una piccola particella di vigna vecchia ha dato vita a una produzione limitata chiamata Sciaranova “VV”. Quest’ultimo, con il millesimo 2017 è quello che mi ha commosso più degli altri, perché, assieme ai frutti rossi croccantissimi e ai tratti sapidi e minerali che contraddistinguono tutti e quattro i cru (vigneti singoli), è il vino che dimostra di avere maturità del tannino e una dolcezza straordinaria.

Nuove espressioni enologiche che, con il Carricante Buonora, con Ghiaia Nera, Nerello Mascalese da vigneti giovani e con uno Chardonnay che c’era già in Contrada Rampante, completano la visione di Tasca d’Almerita sul versante nord dell’Etna. I vini che ho potuto assaggiare a Verona in anteprima durante il Vinitaly sono quelli dell’annata 2016 che saranno sul mercato da settembre.

Tasca possiede molti assi enologici nella manica, ognuno dei quali rappresenta non solo l’espressione di una grande enologia ma, come il Grillo dell’Isola di Mozia o la Malvasia di Salina, sono un racconto di vicende storiche e umane straordinarie. Immagine di alcuni dei paesaggi più belli e integri della penisola italiana.

 

Filippo Bartolotta

Filippo Bartolotta è un docente, uno scrittore ma soprattutto uno dei più noti storyteller del vino del pianeta, tanto che Obama, nel suo viaggio in Italia, lo ha scelto come Maestro di cantina. Una passione che Filippo coltiva fin dalla sua giovinezza, quando si laurea in Economia all’Università di Firenze con una tesi sulla comunicazione del vino e poi ottiene un diploma di marketing internazionale in Olanda, proprio per cominciare la sua attività a Vinopolis, il più grande museo del vino al mondo. Tra una degustazione e un’altra passa l’esame al Wine and Spirit Education Trust e comincia a scrivere per Decanter Magazine. Dal 2003 tiene moduli formativi sulla comunicazione, l’analisi sensoriale, la storia e l’antropologia del vino e sul marketing territoriale per l’Università di Siena e per Giunti Accademy. Con il progetto “I Capolavori dei Sensi” nel 2009 porta l’Italia del vino alla National Gallery di Londra e al Parlamento Francese. Dal 2010 svolge un Road Show “The Amazing Italian Wine Journey” che lo porta ogni anno, tra le altri sedi, nelle cucine della Casa Bianca e nelle sale del Metropolitan Museum di New York. Negli stati Uniti diventa sommelier di fiducia di star come Dustin Hoffman, Emma Thompson, John Malkovich, Steven Colbert di The Late Show, Jessica Alba, Bryan Adams ed Eminem, e nel maggio del 2017 balza alla cronaca per aver intrattenuto i coniugi Obama in Toscana in una degustazione in abbinamento con i piatti dello Chef n.1 al mondo Massimo Bottura dell’Osteria Francescana. Intanto, la sua scuola di cucina e vino MaMa Florence, a Firenze, continua instancabilmente la sua ascesa planetaria.

 

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