Gisella Fuochi
2 minuti

I pionieri e ribelli della Cantina Colterenzio: St.Daniel Pinot Nero riserva 2016

Il Pinot Nero é senza ombra di dubbio il vitigno che mi affascina di più, che mi tiene più tempo impegnata nella ricerca dei profumi. Sarò matta, ma il vino é comunque quello che più apre i miei cassetti della memoria. Immagini, ambienti, ricordi. Questo St. Daniel riserva 2016 della cantina di Colterenzio, é la certezza che dopo la zona d’elezione che é la Borgogna, anche in Alto Adige si possono raggiungere delle espressioni particolarmente eleganti, quelle che marcano in maniera unica questa uva.

Lavorare questi grappoli non é facile e per divenire quel gioiello che é ha bisogno di una serie d’attenzioni che forse altre tipologie non richiedono. Gli acini hanno la buccia sottile, non sono particolarmente carichi di colore, hanno una bella acidità ma non tannini importanti. Eppure vengono dei vini straordinari, a patto che le vigne siano coltivate in zone dove l’escursione termica é importante e dove il sole sia dolce. Matura presto e non ama essere messo in compagnia di altri vitigni a meno che, non sia uno champagne. È uno spirito libero e difficile da capire.

Tutto questo per ringraziare quei vignaioli che se ne prendono cura e lo esaltano in quelli che per molti, possono essere difetti. La Cantina di Colterenzio non é un uomo solo ma 300 amanti del vino e della propria terra che coltivano 300 ettari e producono 14 varietà: una realtà che ha pochi uguali. L’inizio di tutto é nel 1960 quando 26 di loro fondarono la cooperativa nel loro paese con lo scopo di liberarsi dall’imposizione dei prezzi che veniva dai commercianti.

In particolar modo, uno di questi pionieri, Luis Raifer, mise a disposizione della comunità, i suoi studi e i viaggi tra le vigne, tanto da stravolgere la produzione che fino ad allora non era un granché. Prima di tutto cominciando a diventare padroni della conoscenza del terrorio, riscoprendo una vocazione che già esisteva dal tempo dei romani. Poi, sempre lui, aveva capito che c’era bisogno di un’immagine essenziale e che a colpo d’occhio, riportasse a questa zona. Si rivolse a un grafico fuori dagli schemi, che nel 1985, fece una riflessione sul panorama che lo circondava. Castelli, manieri, fortificazioni come in nessun altro posto, circa 800 in tutta la provincia. Ecco quella torre nera stilizzata che é presente nelle etichette come segno distintivo. Lo stesso che si trova nei loro vini e che ho percepito in questo Pinot Nero. Il vigneto si trova nella zona di Appiano, é posto 350 metri e il terreno é vulcanico con depositi morenici.

Viene affinato in botte grande per 2/3 e il resto in barriques per 12 mesi, per poi stare in bottiglia per un altro anno. Nel bicchiere ha quel colore leggermente scarico e mi ha colpito quella infinita speziatura in mezzo a ciliegie e sottobosco. L’ho bevuto chiacchierando, con calma, perché la lunghezza e la persistenza aveva diritto a questa attenzione. Lo spirito libero del Pinot Nero é paragonabile a quello di un artista precursore dei tempi: solo quando lo ritrovi capisci che hai fatto bene a crederci.

Per acquisti: info@colterenzio.it

 

Gisella Fuochi

 

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