Gisella Fuochi
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Da collezionare: Sublimis Franciacorta Riserva Dosaggio Zero 2011

Che Dante Alighieri, il sommo poeta, avesse “un bel naso”, non c’è alcun dubbio. Anche lui è stato qui in quell’epoca in cui la Franciacorta era ghibellina. Certo ancora non si beveva quelle meravigliose bollicine, ma si narra che comunque abbia tratto ispirazione per alcuni versi del Cantico del Purgatorio.

Vino comunque se ne produceva già, anche se era rosso, e magari qualche bicchiere lo avrà deliziato durante la sua scrittura. La storia di questo territorio vocato per la coltivazione della vigna si perde nel tempo, partendo addirittura dalla preistoria, ma i reperti più importanti sono dal tempo dei Romani. Nel 1570, il medico Girolamo Conforti, stampò un libro dal titolo “Libellus de vino mordaci”, dove parlava del consumo di vini con le bollicine, definendoli appunto “mordaci”, a significare nell’assaggio la piccantezza, la briosità e quel non attaccarsi al palato come facevano i vini dolci.

A onor del vero, va detto, che tutto ciò precedette le intuizioni di Don Perpignan, padre dello Champagne. Per parlare di questo pezzo della Lombardia, bisognerebbe affiancarsi a un libro di storia, per la ricchezza degli eventi. Il nome stesso, che da i confini al territorio tra il lago d’Iseo e Brescia, appare per la prima volta nel 1277: “curtes francae”’, le corti franche esenti da dazi o gabelle. Nel corso di questo tempo, arriviamo nell’ottobre del 1793 quando Agostino Uberti, divenne proprietario di una cascina, di due ettari e tutt’oggi un altro G. Agostino Uberti e la moglie Eleonora, sono sempre lì, anche se quegli ettari sono diventati 25.

Io sono “persa” per il loro Sublimis Franciacorta Riserva Dosaggio Zero 2011. Chardonnay, da un singolo vigneto di almeno 40 anni situato a Calino, fermentazione in tini di rovere da 32hl, oltre 60 mesi sui lieviti e dopo la sboccatura un ulteriore periodo di almeno 6 mesi in bottiglia.

In assaggio è un rincorrersi di sensazioni che parlano di pane, di frutta esotica, di frutta secca: è praticamente un gioiello! E per mantenerlo dal 2000 sono entrate in azienda anche le figlie, Silvia e Francesca, che con le loro competenze di enologia e di marketing, proseguono con ulteriore successo, la tradizione di questa cantina storica.

Anche il rispetto per l’ambiente è un valore per questa famiglia che è in agricoltura Biologica Cerificata e aderisce al Biodiversity Pass, che tra i vari punti, c’è quello dell’incremento della biodiversità in viticoltura. Ora tornando a Dante, credo vi sia facile capire, che se fosse ancora vivo e da queste parti, più che la Divina Commedia, scriverebbe del Di-vino Racconto.

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Gisella Fuochi

 

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