Gisella Fuochi
3 minuti

Allegrini e il suo Amarone Classico della Valpolicella 2015 docg

“Il ragno delle botti” non è un animaletto a più zampe che vive in posti umidi e sicuramente con un tasso alcolico sopra la media, ma un uomo a cui la viticoltura della Valpolicella deve molto. Giovanni Allegrini era un personaggio innovativo e sicuramente innamorato della propria terra. Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma leggendo di questa azienda e assaggiando i suoi vini, questa definizione del suo essere in cantina, ha colpito molto la mia immaginazione. Lo vedo magro, non troppo alto, con mani forti e sguardo attento. Una simbiosi con le sue vigne e una sensibilità legata a tutti gli elementi, tanto da comprendere forse prima di altri quali siano stati i punti focali per migliorare ancora di più una materia prima già di prim’ordine.

La Valpolicella, “val polis cellae”, la valle di molte cantine, è un territorio situato tra la provincia di Verona fino al lago di Garda e dove il vino si produce dalla notte dei tempi. Ma ritorniamo a Giovanni, con il suo fare. Sicuramente, aveva chiaro nella mente che uno dei suoi progetti era quello di perpetrare nel tempo una storia che era cominciata già dal XVI secolo. La famiglia era da sempre un punto di riferimento per l’agricoltura e la produzione di vino. Lo penso, nella sua cantina a parlare con gli altri produttori, non lesinando consigli e accettando pareri, passando con quell’agilità, fisica e sensoriale, da una botte all’altra.

Come non rimanere affascinati da uomo così, dove l’attenzione e il confronto si trasformarono in lungimiranza? Dimenticavo di avvisarvi, che stiamo parlando dell’Amarone della Valpolicella classico DOCG, uno dei prodotti enologici più importanti e conosciuti in tutto il mondo grazie anche a questo “ragno delle botti”. Questo vino é fatto tradizionalmente con 3 uve: corvina, corvinone e rondinella, ma possono entrarci anche altre uve, come in questo caso, l’oseleta. Una delle innovazioni, che dobbiamo a Giovanni é per esempio, l’uso delle barriques in abbinamento a tini di rovere, come pure la modifica del sistema d’appassimento. Posso solo immaginare la sua soddisfazione quando gli altri assaggiarono le sue idee tradotte nel bicchiere. Riuscire a produrlo é un alchimia di azioni.

La raccolta deve essere fatta con uve sane e mature anche all’interno del grappolo e quindi con acini non troppo vicini tra loro. Il tutto messo in piccole cassette che vengono poi impilate nei fruttai che necessariamente devono essere areati e controllati per evitare attacchi di muffa. Finito l’appassimento le uve vengono pigiate e si da iniziò ad una fermentazione a bassa temperatura che dura fino a 50 giorni. Un lavoro lento e attento che deve essere rispettato quando nel bicchiere si incontra questo vino. Questa bottiglia del 2015 é un “pieno” di profumi che passano da note passite a confettura di frutta rossa. Al palato é un racconto, come quello di Giovanni, che passa da una nota all’altra, senza saltare, ma accompagnandoci dalla vaniglia al pepe, per arrivare a quelle note balsamiche che sono il sinonimo dell’eleganza. Non c’è dubbio che questa casa vinicola sia tra le più rappresentative di uno stile e di una storia che porta come sempre le nostre etichette tra le più riconoscibili agli innamorati del vino.

Per acquisti: info@tannico.it

 

 

Gisella Fuochi

 

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