Gisella Fuochi
2 minuti

Alea Viva, il vino che ha vinto!

Ognuno di noi, da bambino, ha immaginato cosa avrebbe voluto essere da grande. Forse anche Andrea Occhipinti. Magari proprio il vignaiolo, non credo, ma sicuramente il sogno non l’ho ha mai abbandonato. Ho assaggiato il suo vino e ho pensato che valeva lo spazio di mettere su questo foglio, ciò che ho bevuto.

Alea Viva 2017, un vino rosso prodotto con uva Aleatico a Gradoli, dove il lago di Bolsena fa da specchio alle colline. Andrea aveva un destino più o meno indicato dalla famiglia, nel mondo del tessile e sicuramente con il tempo avrebbe preso in mano le redini dell’azienda. È che poi esistono, come nel gioco del Monopoli, le carte “imprevisti” e “opportunità”. Per la prima carta, fu conoscere dei ragazzi in campeggio che frequentavano la facoltà di agraria, cosa per la quale cambió indirizzo accademico. Per la seconda, mettere a frutto i suoi studi sulla zonazione dell’Aleatico, trovare una vigna e cominciare a fare pratica.

Il lago di Bolsena é il più grande bacino di origine vulcanica, da dove provengono già altre eccellenze come i ceci, i fagioli, le lenticchie e comunque un territorio in cui questa uva ha una delle sue zone vocate. Ma questo non può essere stato sufficiente per un sognatore seriale e quindi pensare di vinificare “in secco” questi grappoli che quasi naturalmente diventano dolci, diventa in altra storia. Un’altra leggenda, oltre a quella che si racconta nello stemma del paese. Si narra di un demonio rompiscatole, perdente nella sua lotta con un leone, il quale per godersi la bellezza del posto, riuscii nel sonno a far crescere la vite sul bastone perso dal diavolo. Ma la realtà è che nel 2004, fresco di laurea, ci riesce e l’Alea Viva fa la sua prima uscita.

Quello che ho assaggiato è un qualcosa di unico per la storia di questo vitigno. Tecnicamente fa 15 giorni di macerazione sulle bucce, 18 mesi in botti d’acciaio\cemento e almeno 2 mesi in bottiglia. Ci sono profumi di viole, frutti rossi e soprattutto quella vena minerale, così intrigante e personale, che solo il lago con il suo terreno di lapilli può conferire. Andrea ha scelto sin dall’inizio di perseguire la sua idea di naturalità con fermentazioni spontanee e poco intervento in cantina e comunque nei dettami del biologico, con tanto di certificazione.

Personalmente, trovo eccezionale che lui, come altri, si dedichino così intensamente alla rivalutazione di uve spesso lasciate alla storia del loro destino, impegnandosi a sperimentare tutte le possibili vinificazioni. I suoi 11 ettari sono appunto un esempio di laboratorio costante dove il tempo è compreso nel bicchiere. Quello che serve a dare un senso al nome latino del vino: Alea Viva come l’esito di un azzardo.

Per acquisti: info@wineyou.it

 

Gisella Fuochi

 

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