Gisella Fuochi
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Il vino della settimana è Sudisfà!

“Sudisfá”. Esattamente questa é la percezione che mi avvolge mentre bevo questo vino. Ci trovo tutto quello che le colline piemontesi raccontano di se, grazie a questa famiglia che le coccola da oltre 3 secoli.

Nel registro catastale ritrovato presso gli archivi del comune di Monteu Roero datata 1664, si trova l’annotazione che Giovanni Domenico Negro, figlio di Audino, era proprietario di una casa con forno, aia, cantina e filari di viti, nello stesso territorio dove oggi si trova il podere Perdaudin.

Il Piemonte, almeno per me, rappresenta i vini rossi italiani che mi piacciono di più, per i quali le discussioni e le degustazioni non finirebbero mai. La cantina di Angelo Negro e Figli nella zona di Cuneo, con quasi 60 ettari, sono quella tradizione trasmessa nel tempo, quella conoscenza di ogni singola zolla del proprio terreno, quel racconto che il nebbiolo si porta in tutte le sue sfumature.

Non so se é proprio la stagione giusta per una bottiglia come questa, ma il “Sudisfá” Roero riserva 2011, varrebbe la scommessa. Magari verso sera, magari verso quelle colline che spesso accompagnano le città, guardandole dall’alto, magari con quel refolo di vento che arriva e accarezza il collo, e di certo con un piccolo tagliere di formaggi, tutti uno diverso dall’altro. Ne tagli un pezzetto e hai già il vino che ti guarda dal bicchiere. È un bel colore rubino che porterà verso il granato, ma che ricorda le pietre degli anelli papali e quasi ti controlla con la stessa austeritá.

Non so se alcuni profumi li porta con se quella brezza serale, ma se avvicino il mio viso per bere, sento che nessuno può comparare quel ventaglio di fragranze, così finì e delineate. Le spezie, date dal legno dove il Nebbiolo riposa per 24 mesi, la violetta, la ciliegia, la melagrana, quella punta di liquirizia che lo rende ancora più elegante. Un piccolo grande capolavoro dentro a quel vetro.

La storia del nome del vitigno che compone il 100% di questa etichetta pare derivare da “nebbia” per l’abbondanza della pruina sull’acino: forse è anche per questo motivo che mi affascina questa uva. La protezione, l’opacità, ciò che si nasconde sotto che non riesci a delineare, che assomiglia molto spesso a quegli incontri che sembrava dovessero perdersi nella memoria e che invece sono diventati il punto fermo su cui girarci intorno.

Dove trovarlo: Bistrot 64, in via Calderini, Roma.

 

Gisella Fuochi

 

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